Cosa sanno di me, i social ? Piccolo ed incompleto vademecum

cosa sanno i social di me?

Cosa sanno di me, i social ? Piccolo ed incompleto vademecum

Cari i miei lettori interessati alla sicurezza e riservatezza informatica, qualche notiza c’era quest’oggi ma non così interessante allora mi son detto: perché non scrivre qualcosa. non tutto sarebbe credo impossibile, su quello che i social network sanno di tutti noi? Eh sì perchè questi “simpatici strumenti” che tutti utilizziamo, in linea generale quando chiunque s’iscrive chiedono un sfilza di dati e che fine fanno? Ve lo siete chiesti? Bene, proviamo a dipanar la matassa.

Facebook ci dice che l’utente è il proprietario di tutti i contenuti e delle informazioni pubblicate e che lo stesso utente può controllare in che modo possono essere condivise mediante le impostazioni sulla privacy. Ma se leggiamo bene ci dice anche che per alcuni dati (come foto e video) «l’utente concede a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l’utilizzo di qualsiasi Contenuto Ip pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook («Licenza Ip»). La Licenza Ip termina nel momento in cui l’utente elimina il suo account o i Contenuti Ip presenti sul suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati». Burocratese puro che in parole comuni significa: i dati sono tuoi, ma Facebook può usarli e ricavarne danaro. E ricordate che di default la creazione di un account prevede un profilo apertissimo e dai contenuti pubblici. La vostra Privacy va Impostata.

Twitter. Le differenze fra Twitter e Facebook sono sostanziali. Ma la sostanza non cambia molto, quando si parla di dati. Anche il social dei 144 carateri raccoglie foto e pensieri degli utenti. E cosa ne fa? A leggere i termini d’uso il concetto sembra abbastanza chiaro: «Con la fruizione dei Servizi, l’utente fornisce il proprio consenso alla raccolta e all’utilizzo di tali dati (come stabilito nell’Informativa sulla Privacy), ivi incluso il loro trasferimento negli Stati Uniti e/o in altri Paesi, ai fini della loro memorizzazione, elaborazione e utilizzo da parte di Twitter». In buona sostanza: : noi ti offriamo i servizi, tu ci dai i tuoi dati. La società di San Francisco non fa mistero di utilizzare i Log Data, ciò significa che i server di Twitter registrano automaticamente i dati generati dal tuo uso del servizio (indirizzo Ip, browser utilizzato, sistema operativo, pagina web di riferimento, pagine visitate, localizzazione, il vostreo operatore telefonico, Id applicazioni e dispositivo, termini di ricerca e informazioni sui cookie). Dati che servono a «fornire, personalizzare e migliorare i nostri Servizi». Traduco: profilazione dell’utente altissima.

Instagram. Il social network dell’immagine e del photoediting per antonomasia è un’altra miniera di dati. Basti pensare che, secondo gli ultimi dati a disposizione, ogni secondo vengono caricate su Instagram 3.600 foto. E nei termini d’uso (solo in inglese) che «Instagram non rivendica la proprietà di qualsiasi contenuto che pubblichi» ma allo stesso tempo creando un account e pubblicando foto «concedi a Instagram una licenza d’uso non esclusiva, senza royalty, trasferibile e sublicenziabile sui contenuti che pubblichi sul servizio o attraverso lo stesso». Traduco: dunque stante a questi termini Instagram può fare delle vostre foto ciò che crede.

Chiudiamo con il social meno di successo, ma usato da tanti perchè ha un alto valore d’indicizzazione delle pagine web: Google Plus. Il numero degli iscritti è buono, ma solo perché Google in linea generale quasi impone agli utenti Gmail o YouTube di aprire un account Google+. In questo caso il capitolo relativo ai dati è in mano a Google. Non rimarrete a bocca aperta dunque se scopriste che Google può riutilizzare, archiviare, riprodurre e modificare tutto quello che pubblicate su YouTube, Google+ e Google Play a scopo promozionale. Oltremodo questa licenza permane «anche se l’utente smette di utilizzare i nostri Servizi». È scritto in modo chiaro nei termini di servizio.

“I che cosa?” quei termini che tutti scorriamo velocemente per arrivare a cliccare il tasto entra, perchè “che vuoi mai che ci sia scritto”

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